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Il percorso della Rete Cittadina contro il Razzismo e per l’Inclusione Sociale ha avvio come reazione al primo decreto legge Sicurezza e Immigrazione dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, ora legge 132/2018 e a quelle che si intravedevano essere le sue future conseguenze in termini di esclusione sociale.
La necessità era quella di coinvolgere e mettere in rete tutte quelle realtà e singoli che in città non praticano solo un antirazzismo di maniera, partendo da una necessità ben chiara: se la Legge 132/2018 rappresenta un attacco complessivo ai diritti di tutte e tutti, a partire da quelli delle persone migranti e dei nuovi poveri, è necessario costruire assieme una risposta che la contrasti. Costruire una rete di mutuo aiuto in grado di non lasciare indietro nessuno, intersecando pratiche molto eterogenee, mettendo in connessione realtà che con gli stessi obbiettivi praticano l’inclusione con mezzi differenti.
La Rete cittadina nasce col suo primo incontro giovedì 31 gennaio, basato su un appello sottoscritto da 58 associazioni, realtà e singoli, in una Sala Diego Valeri con oltre 300 partecipanti.
Il 17 febbraio poi si è tenuto in Sala Civica Pertini l’incontro di avvio dei tavoli di lavoro, articolazioni operative, per discutere e per organizzare materialmente pratiche di inclusione sociale in città.
Il 17 marzo ha avuto luogo la manifestazione cittadina della Rete, un corteo meticcio di oltre 3mila persone, connotato artisticamente oltre che politicamente, che ha attraversato le vie e le piazze della città.
Il 6 aprile si è tenuta una nuova assemblea plenaria durante la quale è stato riportato il lavoro svolto finora dai tavoli, che non hanno mai smesso di incontrarsi durante questi mesi, per poi definire la costruzione comune della data del 25 aprile.
Un 25 aprile, che a partire dagli eventi organizzati nei quartieri, ha portato nel centro della città tutta la ricchezza di una Rete costruita sull’incontro e sull’antirazzismo.

Durante i vari mesi la Rete ha continuato ad aggregare singoli e realtà, definendo e costruendo pratiche e progettualità, per fare di Padova non solo una “città rifugio”, ma, soprattutto, un modello di coinvolgimento e di messa in gioco della cittadinanza del tutto nuovo ed innovativo, per la costruzione collettivo di un nuovo welfare dal basso.

La Rete Cittadina oggi coinvolge direttamente associazioni di volontariato, attivisti organizzati, spazi sociali, sindacati di base, collettivi e gruppi di universitari e studenti medi, cooperative e operatori dell’accoglienza, avvocati e avvocate, operatori e operatrici e singole e singoli cittadini nel comune obbiettivo di abbattere ogni forma di discriminazione ed esclusione.